Economia, Eventi

Stefano Zamagni al Lions. Perché l’economia italiana stenta a decollare.

“Perché l’economia italiana stenta a decollare: a proposito di cause remote”. È stato questo il tema al centro dell’ultimo meeting del Lions club Rimini Riccione hostmartedì 30 gennaio all’Hotel Villa Adriatica di Rimini. Relatore l’economista riminese Stefano Zamagni, Professore Ordinario di Economia Politica all’Università degli studi di Bologna e Adjunct Professor of International Political Economy presso la Johns Hopkins University, Bologna Center.

Zamagni è partito dai dati della crisi economica italiana“In Italia 9 milioni di persone vivono vicini alla soglia di povertà. Il tasso di disoccupazione è quasi del 12%, quello di disoccupazione giovanile del 42%, in particolare i NEET (ossia giovani al di sotto dei trent’anni non impegnati nello studio, nel lavoro o nella formazione) sono 2.200.000. Il divario tra Nord e Sud è aumentato negli ultimi 15-20 anni rispetto alla fase precedente. Si parla inoltre di “Inverno demografico” per indicare il basso tasso di fertilità, che in Italia è di 1,3, il che porta ogni anno ad una diminuzione della popolazione autoctona di 300-400mila unità. Siamo il Paese, insieme al Giappone, col minor tasso di natalità al mondo. Questo ha comportato che oggi il 22% della popolazione è già in pensione, nel 2050, se si continuerà con questo andamento, si arriverà al 35%. Già oggi il 15% del PIL viene utilizzato per pagare le pensioni. Questo sta provocando un conflitto che in Italia non c’era mai stato, il conflitto intergenerazionale, perché i giovani pensano, in riferimento a genitori e nonni: “voi adesso avete la pensione, noi non l’avremo, però adesso noi dobbiamo lavorare per pagare le vostre pensioni”. Questo è un conflitto pericoloso perché spacca la società. Noi oggi produciamo inoltre, a livello di PIL, un 8% in meno rispetto al 2007”.

 

Secondo il Professor Zamagni sono quattro le cause di maggior rilievo della crisi italiana. “La prima è il tremendo calo di produttività. Fino al 1980 la produttività media generale dell’Italia era un po’ superiore a quella della Germania. Oggi il rapporto debito/PIL è del 130%. Come mai? A partire dalla fine degli anni Settanta si sono sviluppati due fenomeni: la globalizzazione e la terza rivoluzione industriale, che hanno colto alla sprovvista la nostra classe dirigenziale. Non è, come molti sostengono con leggerezza, un problema di dimensioni delle aziede, ma di “governance”. Quando ci si è aperti alla globalizzazione la gestione familiare è andata in difficoltà. Oggi il 70-75% delle imprese italiane presenta ancora il modello Taylorista, ormai superato. La crisi finanziaria ha colpito tutto il mondo, ma l’Italia ne è stata colpita in modo particolare. Oggi la distinzione è tra “migranti digitali” (chi ha imparato a utilizzare le tecnologie digitali in età adulta, ndr) e “nativi digitali”. Il nostro modello di welfare è desueto, è un modello redistributivo, assistenzialistico, che ci costa troppo per quel che ci dà. Bisogna passare all’idea di welfare generativo, passare cioè dalla logica della spesa come consumo a quella della spesa come investimento”.

“La terza causa – continua Stefano Zamagni – è legata al comparto scuola, università, ricerca scientifica. Ogni anno dall’Italia vanno via 3mila persone. All’estero mi prendono in giro perché noi formiamo i giovani e gli altri raccolgono i frutti del nostro lavoro. Qui la responsabilità maggiore ce l’abbiamo noi professori, che siamo dei conservatori, per difendere le posizioni di rendita. I nostri giovani quando escono dall’università sanno tutto, ma non sanno fare niente. Ecco perché negli ultimi anni si parla di alternanza scuola-lavoro. L’Europa stanzia contributi di ricerca molto elevati. I dati che sono usciti prima di Natale dicono che 56 ricercatori italiani sono arrivati primi, ma solo 22 hanno ottenuto il contributo europeo perché non ci sono Università italiane disposte a ospitare i progetti di ricerca. L’ultima causa è che al dualismo economico Nord-Sud si sono aggiunte altre due forme di dualismo: il dualismo sociale ed il dualismo civile”.

Zamagni chiude il suo intervento, prima delle domande, con un messaggio di speranza“i problemi nostri sono tutti risolvibili. Voglio citare il poeta indiano premio Nobel Tagore, che scriveva: “Quando il sole tramonta non piangere perché le lacrime ti impedirebbero di vedere le stelle””.

 



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